PARMA COLONIA ROMANA


Parma viene fondata dagli Etruschi tra il VII e il V sec. a.C. nella valle del Po insieme a Félsina (Bologna), Mùtina (Modena), Mantova, Adria, Spina, Porto-Trebbia e Milano. Il nome di Parma deriva dalla voce latina parma/parmae, scudo rotondo che richiama la forma della città. Alcuni d'altra parte osservano che questo termine militare latino a sua volta era probabilmente di origine etrusca, in quanto etrusco era appunto lo scudo metallico rotondo. Diventa colonia romana, secondo quanto riferisce Tito Livio*, unitamente a Modena (Mùtina)  nell'anno 183 a.C., ossia 571 anni ab urbe còndita che significa "dalla fondazione della città" di Roma (21 aprile 753 a.C.) e quattro anni dopo la costruzione della via Emilia, quando vengono assegnati a 2000 coloni otto iugeri (20.164 mq. circa)  di terreno cadauno. La modesta entità dell'assegnazione doveva essere integrata dalla fruizione di terreno pubblico della colonia (ager compascuus) per usi comunitari, quali il pascolo e lignatico. Sin dalla sua deduzione viene assegnata alla tribù Pollia e con la creazione delle regioni, da parte di Augusto, farà parte della VIII Aemilia.

 Nella prima metà del II sec. a.C., concluse vittoriosamente le campagne contro i Galli, i Romani si preoccupano di consolidare la conquista della regione cispadana, interrotta dalla guerra contro Annibale. Il controllo politico militare del territorio ancora minacciato da popolazioni liguri, richiedeva una  rete viaria attrezzata, per rapidi spostamenti di truppe e cariaggi ed efficenti presidi dei punti strategici. Alla costruzione dell'una e all'insediamento degli altri si potè provvedere con sorprendente rapidità solo utilizzando il supporto fornito da strutture preesistenti. La sostanziale aderenza al sistema precedente era d'altronde quasi resa inevitabile dall'essersi già da tempo adeguata alle caratteristiche dell'ambiente naturale la viabilità definitasi nella regione a seguito del suo sempre rinnovato ruolo d'area di transito. La funzione di asse portante della rete viaria del territorio, esercitata dalla via pedemontana, viene accentuata dal localizzarsi in prevalenza su di essa dei principali centri di controllo. Contemporaneamente all'impianto coloniario, si procede ad una imponente opera di bonifica e di assetto della pianura e delle contermini propaggini collinari mediante il procedimento della centuriazione.

La creazione della città repubblicana dovette insistere sull'antico abitato terramaricolo il cui centro si situava approssimativamente all'altezza dell'attuale parte terminale di via Repubblica. Nel 43 a.C. la città venne distrutta da Antonio ma Ottaviano Augusto, primo imperatore dei Romani, la ricostruì poco più a ovest verso il torrente riaggregando al suo interno anche le zone, meno abbienti, edificate in epoca repubblicana attribuendole il titolo (e il grado municipale) Colonia Julia - Augusta Parmensis. La riedificazione ripropose il Foro quale centro urbano, corrispondente, in larga parte, all'attuale Piazza Garibaldi ancor oggi cuore della città. Il reticolo di strade che delimitava gli isolati di quell'epoca è tuttora chiaramente visibile. Per questioni di salubrità, la città si espanse in particolare verso sud mentre la massima espansione verso nord corrispondeva alla fine dell'attuale strada Cavour. Vennero inoltre edificati, a sud il teatro (ubicato vicino a barriera Farini, di fronte alla Chiesa S. Uldarico) e ad est l'anfiteatro (area tra Convitto Maria Luigia, palazzo Marchi), le terme (palazzo dell’Università), la basilica fuori dalle mura (piazza Duomo) a dimostrazione dell'elevato raggiungimento di ricchezza e prestigio ottenuto dalla città. Oltre all'acquedotto, la città fu dotata di una rete idrica sotterranea e le abitazioni riscaldate con tubi sotto i pavimenti in cui scorreva acqua calda.

* Libro XXXIX, 55 - 183 a.C.

Eodem anno Mutina et Parma cloniae civium Romanorum sunt dedectae.

Bina milia hominum in agro, qui proxime Boiorum, ante Tuscorum fuerat, octona iugera Parmae, quina Mutinae acceperunt .

Dedexerunt triumviri M. Aemilius Lepidus, T. Aebutius Parrus, L. Quinctius Crispinus.

Nello stesso anno furono dedotte le colonie di Modena e Parma, di cittadini romani.

I duemila coloni di ognuna ebbero, nella terra che ultimamente era stata dei Boi e prima ancora degli Etruschi, otto iugeri per ciascuno a Parma, cinque a Modena.

Le fondarono i triumviri M. Emilio Lepido, T. Ebuzio Parro, L. Quinzio Crispino.

  

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