GUERRA CONTRO I LIGURI
Sin dalla fondazione, riferisce Tito Livio, Parma dovette affrontare popolazioni galliche, ricordiamo che nel parmense si erano stabiliti sin dal 396 a.C. la tribù degli Anari appartenente ai Galli Boi, e le confinanti popolazioni Liguri. Parma fu certamente base per le spedizioni romane contro i Liguri saldamenti attestati sulla dorsale appenninica. Infatti lo scontro tra le due popolazioni ebbe inizio nel 197 a.C. e si concluse nel 155 a.C. – Nonostante Roma vantasse nel corso di tutta la guerra ben 15 trionfi ed una solo grave sconfitta (nel 186 a.C. nella valle del fiume Magra dove vennero uccisi 4.000 romani tra cui il console Quinto Marzio) non vi furono vere e proprie battaglie, infatti, la divisione dei Liguri in tribù che non sempre si univano per fronteggiare il comune nemico (la prima campagna contro l'espansione romana guidata da Gallie e Liguri si dissolse per contrasti interni) e la conformazione dell’appennino Tosco-Emiliano-Ligure favoriva operazioni di guerriglia da parte delle singole tribù. Fu appunto l’impossibilità di sconfiggere le popolazioni in campo aperto che obbligò Roma a tagliare l’appennino con strade. Due in particolare che partivano da Parma e collegavano, la prima con Luni (fondata nel 177 a.C.) in larga parte coincidente con la via francigena e l'attuale S.S. della Cisa (realizzata con decreto del 1808 da Napoleone per collegare Verona al Passo della Cisa) e la seconda con Lucca (fondata nel 180 a.C.) originariamente concepite come avamposti militari per il controllo del territorio e come basi di rifornimento delle legioni impegnate nella guerra. Nel corso del 180 a.C. i consoli Publio Cornelio Ceteo e Marco Bebio Tanfilo dopo aver inflitto una gravissima sconfitta ai liguri deportarono (soprattutto Liguri Apuani) 40.000 persone nella regione del Sannio a cui ne seguirono altre 7.000 nell’anno successivo. Nel 177-176 a.C. i Liguri (Friniati) si ribellavano ai romani occupando Modena. Parma si salvò per la presenza del proconsole C. Claudio che, da Parma, mosse verso il territorio nemico. Negli anni 166 a.C. e 158 a.C. si susseguono nuove campagne contro i Liguri. Le ultime resistenze furono vinte nel 155 a.C. dal console Marco Claudio Marcello. Per quanto riguarda l’individuazione delle zone di operazione, Tito Livio cita nella sua opera ben sette cime appenniniche e precisamente i monti: Anidus, Auginus, Balista, Letus, Papinus, Sicimina e Suismontium. Purtroppo per la loro individuazione non ci è di alcun aiuto, in quanto non li riporta, la Tavola Peutingeriana (si tratta di una copia del XIII secolo di una carta militare romana del territorio che mostra oltre 100.000 km di strade ma anche la posizione di città, mari, fiumi, foreste e catene montuose). Di questi sette, sei risultano ubicati nell’appennino reggiano-modenese (il Suimontium corrisponde alla Pietra di Bismantova); uno solo l’Anidus interessa l’appennino parmense e corrisponde all’attuale Monte Borgallo m. 1127 che serra la val di Magra (oggi attraversato dall’omonima galleria ferroviaria che collega Borgo Val di Taro in provincia di Parma a Grandola-Guinadi in provincia di Massa-Carrara).