IL FORO


Il foro coincide solo parzialmente con l'odierna Piazza Garibaldi. Sicuramente edificata l'area corrispondente a quello ch’è oggi il settore settentrionale della piazza, esso è concluso a nord con il decumano massimo; un decumano minore corre sul lato opposto. Le proporzioni della pianta originaria sembrano dunque assai vicine a quelle che Vitruvio indica canoniche nei fori d’Italia.

Il ritrovamento, nel corso degli scavi eseguiti nel 1924 per la fognatura, di resti di basolato romano a metà del tratto di Via Farini compreso tra l’inizio di Borgo della Salina e Via N. Sauro suscita gravi incertezze sull’andamento del cardine. La deviazione in prossimità dello sbocco in Piazza Garibaldi esisteva già in età romana? Non è però da escludere che il basolato intravisto appartenga ad una via trasversale, un decumano, di cui potremmo riconoscere altri indizi nel tratto est.ovest di Borgo del Carbone e, forse, nella linea lungo la quale appaiono distinti i diversi fabbricati che compongono gli attuali isolati a sud di Borgo S.Chiara. Se così fosse, il tronco meridionale del cardine si potrebbe senz’altro supporre in asse con quello settentrionale. L’arcone sotto la loggetta del Palazzo del Capitano del Popolo col retrostante cortile sembrano confermare l’esistenza di un antico accesso alla piazza allineato con l’imbocco dell’odierna Via Cavour. Solo uno scavo sotto il fabbricato situato a sud, tra Borgo della Salina e Via N. Sauro, potrebbe comunque dare un apporto decisivo alla soluzione del problema.

Il foro appare in ogni caso attraversato dal cardine che lo divide in due parti di differente superficie. Divisi da una strada in due rettangoli ineguali sono, sin dal periodo tardo repubblicano altri fori cisalpini e più tardi fori gallici che s’inseriscono però nel contesto urbano come aree isolate, non accessibili al traffico veicolare. L’ubicazione del foro di Parma, contiguo al decumano massimo nel senso della lunghezza, tagliato dal cardine massimo, sul cui tronco settentrionale passa il traffico da e per Brescello (Brixellum), appare piuttosto congiuntiva di spazio integrato nella circolazione stradale.

Sul lato breve occidentale, la chiesa di fondazione altomedievale, dedicata a S.Pietro è, con ogni probabilità, erede del massimo tempio della colonia. Sono verosimilmente pertinenti ad un podio i resti di una struttura in pietra tufacea sagomata ritrovati a m. 4,30 di profondità dalla superficie della piazza, a nord del suo fianco settentrionale.

Il ritrovamento di vestigia imprecisate di un edificio di grandi proporzioni e di una statua, sfortunatamente acefale, di togato, nell’odierno settore settentrionale della piazza, suggerisce l’esistenza, al di la del decumano, a ovest del cardine massimo, di un edificio pubblico, forse una basilica. Tracce di un edificio monumentale sono state intraviste anche in Via Mameli: un rapporto con i ritrovamenti fatti nell’area della piazza non è però accertato.

In Via Farini, all’altezza della farmacia Guareschi, in corrispondenza, quindi, dell’inizio di Borgo della Salina, gli scavi per la fognatura hanno consentito di rilevare l’esistenza di resti di trabeazioni e di un fabbricato che si affaccia con portici sul foro.

Basi di colonne vengono recuperate in occasione dello scavo per l’albergo diurno anche al di la del decumano.

All’imbocco di Via Mazzini, fronteggianti il decumano massimo, appaiono, negli scavi per il palazzo della Banca Nazionale del Lavoro, numerosi blocchi in marmo rosa di Verona. E’ da rammentare che in marmo rosa veronese sono anche alcuni blocchi con rilievi a panoplie, già murati nel parapetto del ponte Caprazucca, di discussa datazione, probabilmente d’età augusteo-tiberiana, di cui è incerto, per la perdita dei dati topografici, il rapporto con l’edificio di appartenenza. L’uso del marmo veronese per decorazioni architettoniche di particolare impegno artistico non si afferma nell’Italia settentrionale che nel periodo romanico. I rinvenimenti parmensi costituiscono una eccezione. Non è da escludere che esista una relazione tra i blocchi del ponte Caprazucca e i reperti di Via Mazzini. Questi ultimi sono, comunque, indizio di una sistemazione monumentale dell’accesso al foro. Vale la pena di ricordare che fregi d’armi a bassissimo rilievo, come quelli parmensi, figura anche sull’attico del monumento, interpretato come propileo, inglobato nel campanile di S.Giusto a Trieste.

In più di una occasione sono stati visti nel settore meridionale di Piazza Garibaldi brani di lastricato.

Non abbiamo alcuna prova della provenienza dal foro della base onoraria, mutila, con iscrizione in cui un noto personaggio è ricordato come patrono della colonia, un tempo in Cattedrale.

Su ] Ricostruzione foro ]