IL SODALIZIO DELLA SCURE
Parma ha ben 18 titoli di questo genere, cioè “ della Scure o Ascia ” Sono pochi i municipi romani che vantino un campionario del << sub ascia >> così ricco e vario. Segno che il sodalizio della scure doveva riguardarla in pieno. Peccato che gli studiosi di romanità e gli stessi archeologi non abbiano ancora risolto il problema di questo simbolo inciso sulla fronte dei mausolei o sui titoli in pietra: non sono cioè concordi nello spiegarci cosa significhi l’ascia-scure sopra una camera sepolcrale o su una singola tomba, e perché venga esposto limitatamente ad alcuni adepti di una società che allora era nota, mentre oggi non sene conoscono con certezza né l’ambito né gli scopi d’aggregazione.
In età proto-estrusca ed etrusca esemplari d’ascia ricorrono nelle tombe a cremazione della necropoli di Chiusi e di Bisenzio (presso il lago di Bolsena); lo stesso celebre fascio littorio di Vetulonia potrebbe connettersi all’ascia e viceversa, per diventare, in età romana, l’emblema nobiliare di quanti discendessero da casate etrusche.
Sembra comunque di capire, attraverso i vari testi epigrafici che il segno dell’ascia e la dedicazione alludessero ad un’affermazione di proprietà assoluta, sorpassante il possesso materiale, quasicché si immaginasse di aver eseguito il sarcofago espressamente per la persona e non con l’opera di terzi, ma tutto restando nel chiuso circolo famigliare: una specie di sigillo autenticatore che ha effetto di consacrazione. Anche monumenti paleocristiani, specie in Gallia, hanno l’immagine dell’ascia.
L’ascia quale strumento sacrificale per l’abbattimento delle vittime nel <<sus.oves.taurilia>>, ricorre nella monetazione repubblicana, per esempio sulle monete della gens Valeria e negli aurei e nei bronzi del console Aulo Hirzio, morto nella battaglia di Modena del 43 a.C.
Riassumendo, l’ascia può essere:
Dall’esame delle epigrafi parmensi nasce un’altra ipotesi e cioè che l’ascia sia il simbolo di una associazione professionale coi muratori, scalpellini, capomastri, architetti, da parte dei Munazii. A conferma di questa ipotesi un’epigrafe riporta un’iscrizione a favore di un SODALIZIO DELLA SCURE-ASCIA, esistente in Parma dal I secolo dei Munazi augustali e costruttori di strade, nonché architetti e capomastri del Teatro L. Mummio. Come si evince da un’altra epigrafe il “Sodalizio della Scure – Ascia” incorporava tra i suoi ascritti le persone e le famiglie che favorivano le costruzioni di opere pubbliche quali templi, teatri, ponti, ecc. con versamento di danaro o donazione di aree fabbricabili o con equivalenti modi di attuazione, perché fossero equiparati agli architetti, ai muratori, agli scalpellini da loro finanziati. Da altre epigrafi si suppone che il Sodalizio Parmense della Scure, accogliendo gli elementi nobili della città, già dal I secolo dei Munazii e dal II secolo dei Nevii, possedesse degli statuti etici o moralizzatori, da cavarne “uomini incomparabili” e “donne religiosissime”, senza perdere i connotati giuridico-filantriopici delle tavole di fondazione.
Importanti indicazione ci sono pervenute da reperti provenienti dalla zona di ubicazione dell’anfiteatro. Un’iscrizione posta ad un gladiatore batavo (olandese) incisa su legno, oltre alla conferma dell’esistenza dell’anfiteatro, ci rivela che a Parma confluivano atleti d’anfiteatro di estrazione barbarica,con un criterio (comprovabile negli annali di Tacito) non dissimile da quello delle moderne squadre di calcio, che comprano e vendono campioni stranieri (ed indigeni) per conseguire più vistosi e lucrativi risultati atletici. Probabilmente il Reziario Vitale o il suo Convittore e, persino qualche esponente della società sportiva che teneva in appalto i giochi dell’anfiteatro apparteneva al Sodalizio dell’Ascia - Scure. La confraternita non era preclusa ai gladiatori stranieri, di infima estrazione servile; anzi, costituiva per loro un porto pietoso d’approdo anziché un club di segregazione sociale. Il sodalizio prosperò fra noi dal I al III secolo.