IL TEATRO


Il teatro romano viene scoperto nel 1843-45 nella zona della chiesa di S.Uldarico che con il piazzaletto antistante, fa angolo tra via Farini e borgo Felino; si trova sotto la chiesa e l’annesso monastero medioevale, con il chiostro dotato di due tronchi di colonna in rosso veronese, liscio e scannellato, tronchi che si vogliono estratti dal teatro romano, e, sotto la canonica, tangenziale all’antico <<decumano di porta Lunense>>.  Il teatro si allarga verso borgo Salnitrara facendosi resecare dall’attuale via Farini. Iniziato nel 2/3 d.C. fu terminato nel 13 d.C. Non è dato sapere se fu Augusto, i Consoli di Parma o la cittadinanza che vollero dedicare il teatro a Lucio Mummio (Console romano che nel 146 a.C. aveva conquistato tutta la Grecia sgominando la lega achea e distrutto Corinto). L’archietto costruttore, come si evince dalla ricostruzioni delle iscrizioni, era tale Caio Munazio appartenente ad una famiglia di imprenditori edili che, a loro spese, avevano fatto lastricare quel tratto di strada compreso tra il Foro e Porta Lunense. Da rilevare inoltre che proprio nel 13 d.C. uno dei due Consoli era Lucio Munazio Planco (già comandante delle legioni che occuparono il paese dei Raurici e poi della Gallia Chiomata  passato alla storia per aver fondato nel 43 a.C.  la colonia di Lugdunum – Lione – e  la colonia di Basilea - originata dall'insediamento nel 44 a.C. di Augusta Raurica) appartenente alla medesima famiglia.

 Il teatro era situato sulla riva del torrente e invadeva con un corno della cavea la sede stradale del cardine massimo. Il tipo dell’edificio, a sostruzioni radiali e concentriche ad arcate, è quello più comunemente rappresentato nella Cisalpina.

Tra il sistema di fondazioni interno e le murature in elevato esterne si svolge, a livello del piano stradale, un ambulacro, evidentemente coperto da una volta anulare. Non è certa invece l’esistenza di un altro ambulacro esterno. Il piano dell’orchestra, in cocciopesto ravvivato da inclusi marmorei, è più basso di quello dell’ambulacro di oltre un metro e mezzo. Il rivestimento delle gradinate, escluso quello delle prime quattro, probabilmente marmoreo, perduto, è in mattoni. Riccamente decorato, a giudicare dai resti recuperati, doveva essere l’edificio scenico. Ignoriamo l’eventuale esistenza di una porticus post scaenam; non è d'altronde chiarita la funzione delle strutture elevate a nord del settore occidentale.

Anche le sostruzioni del teatro sono in conglomerato di malta e ciotoli con corsi di spianamento in laterizi.

Gli elementi più antichi, tra quelli recuperati, della decorazione architettonica del teatro sono databili in età augusteo-tiberiana.

Ambienti pavimentati in esagonette in cotto, con pilastri sulla fronte, (tabernae?) vengono poi riportati in luce dallo scavo a sud della cavea. La relazione sul ritrovamento non fa cenno della tecnica edilizia usata nelle murature di queste costruzioni, che nel rilievo allegato alla relazione stessa appaiono però identiche a quelle del teatro. Una pavimentazione analoga a quella apparsa in questi ambienti, a cubetti di cotto, presentava nello stesso teatro dell’auleo. Una relazione tra queste costruzioni non è comunque accertata.

 

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