COME ERANO COSTRUITE LE STRADE ROMANE

La tecnica di costruzione dei romani, appresa in parte dagli Etruschi, fu per l'epoca una tecnica all'avanguardia che sviluppò una rete di grandi strade lastricate che, alla caduta dell'Impero Romano di Occidente raggiungeva secondo alcuni storici una lunghezza di 140.000 chilometri ai quali vanni aggiunti altri 150.000 chilometri di strade in terra battuta.

Si trattava di vie a strati. E' lo stesso termine viae stratae (da cui l'italiano strada, l'inglese street e il tedesco strasse) a indicare come tale rete di comunicazione sia stata costruita dai Romani. Il nome si riferisce infatti ad una realizzazione a strati sovrapposti il cui spessore totale poteva superare anche un metro e mezzo.

L'importanza attribuita dai Romani alle vie di comunicazione terrestri è testimoniata già intorno al 450 a.C. nelle Leggi delle XII tavole, una delle prime codificazioni scritte del diritto romano compilata dai decemviri. In esse era scritto quanto doveva essere la larghezza minima delle vie pubbliche: 8 piedi (ca. 2,4 metri) nei rettilinei e 16 piedi (4,90 metri) nelle curve in modo che due veicoli (che avevano uno scartamento di 3 piedi) potessero incrociarsi senza problemi. Inoltre prescrivevano il libro passaggio dei viaggiatori sulle terre private dove la strada era inagibile.

Le celebri vie militari collegavano Roma con le province avevano invece una larghezza maggiore: misuravano di regola 12 metri e avevano il più possibile un andamento rettilineo.

I Romani ereditano l'arte di costruire dagli Etruschi, migliorandola nelle tecniche e nei materiali e standardizzando il metodo in tutto l'Impero: è così che riescono ad evitare una manutenzione costosa e difficile su una rete viaria tanto vasta.

La costruzione iniziava tracciando due solchi paralleli per delimitare la larghezza, tra questi veniva effettuato uno scavo di profondità variabile sino a raggiungere un fondo solido. Se questo non era possibile, si ricorreva a palificazioni in legno, mentre sui terreni acquitrinosi erano utilizzati zatteroni continui formati da grosse tavole di legno (pontes longi). In corrispondenza dei solchi veniva collocate le crepidines, due linee di pietre confitte verticalmente per segnare i bordi del lastricato. Il fossato centrale veniva riempito a strati alterni fino a formare l'agger, la parte centrale della strada affiancata da due banchine laterali (margines) di 2-3 metri di larghezza.

La massicciata variava di norma tra i 90 e i 120 centimetri ed era composta da tre strati di pietre legate con malta e da un robusto piano stradale.

Lo strato inferiore (statumen) era composto da pietre molto grandi, il secondo (rudus) era formato da ciottoli di medie dimensioni, il terzo (nucleus) da ghiaia mista ad argilla, mentre il quarto (pavimentum) era il vero e proprio manto stradale composto da lastre grosse e piatte adagiate in orizzontale, ma con una forma lievemente convessa per facilitare lo scolo delle acque piovane.

I raggi di curvatura delle strade erano molto ampi e le pendenze lievi, ma dove la strada doveva superare bruschi dislivelli, raggi di soli 7-8 metri si accompagnavano a pendenze del 15-20%. L'andamento, il più possibile rettilineo, richiedeva grandiosi movimenti di terra e opere di ingegneria, muri di sostegno, ponti e viadotti. 

 

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