VOCAZIONE MILITARE DEI PARMENSI
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Legionario repubblicano |
Cornicifero | Legionario I sec.a.C.-I d.C. | Centurione | Legionario II sec. d.C. | Pretoriano |
La Gallia Cisalpina fu, senza dubbio, dal I sec. A.C. al I d.C., una grande base di reclutamento di militari: secondo alcuni ancora nel periodo Giulio-Claudio metà dei legionari destinati alla zona germanica provenivano dalla Cisalpina. Dopo il 70 d.C., invece, la progressiva civilizzazione della regione portò a limitare il contributo dei militari cisalpini dapprima nelle legioni, e poi, progressivamente, anche nei contingenti urbani (urbaniciani), dove tuttavia essi risultano presenti in buon numero ancora nel II sec. d.C.
Plutarco nella vita "parallela" di Caio Mario, parla di Legati Parmensi che nel 102 a.C. si presentano sul campo di battaglia a Vercelli, dopo che Mario e Catullo erano stavano litigando per stabilire a chi tra loro due spettasse il merito di aver vinto i Cimbri. L'arbitrato dei Parmensi fu savio e pertinente.
Giulio Cesare ebbe da Parma truppe che guerreggiarono per lui nelle Gallie. Tacito riferisce inoltre Augusto e Tiberio arruolarono tre coorti urbane e nove pretoriane pressochè tutte nel Lazio e "nelle più vetuste colonie romane" non esclusa Parma.
E’ dall’esame del materiale epigrafico che si rilevano ventitre militari parmensi, tutti vissuti nei primi due secoli dell’impero, se si eccettuano L. Vetidius, forse sotto le armi già al tempo di Cesare e poi di Augusto e Titus Acceptus, presumibilmente vissuto nel II-III sec. d.C.: di essi, dieci pretoriani appartengono al II sec. d.C., a partire dal 136 d.C.
Solo per alcuni di essi è indicata la durata del servizio militare e della vita, anche se, talvolta, quest’ultima viene espressa in modo convenzionale: si veda il caso di L. Cassius, n.46, miles della XII coorte, morto ad Aquileia dopo sei anni di servizio militare, a ventisei anni.
A Parma sono conservate o documentate le epigrafi di Q. Baebius, tribunum militum bis, n.30, presumibilmente vissuto in età augustea; dell’evocatus [T.] [le]gius Bassus, n.100, attribuibile al I sec. d.C., del veteranus Titus Acceptus, n.219, nelle quali si accenna alle missioni militari lontano dalla famiglia (longum iter); C. Servilius, n.197, primipilus, tribunus militum, e praefectus castrorum, vissuto nella prima età imperiale; di L.Vettidius, n.234, vetranus della Legio XII Paterna, che fu anche in patria sexvir ed aedilis, nel I sec. a.C.-I d.C. documentato a Baganzola, a nord della città, dove si era probabilmente stabilito dopo il congedo.
Gli altri legionari parmensi sono documentati: in Dalmatia, Ter. Anto(nius) Rufinus, n.19, semplice miles della Legio XI Claudia (costituita prevalentemente da Cisalpini), morto dopo sedici anni di servizio militare, probabilmente nella seconda metà del I sec. d.C.; A Postumius Seneca, n.175, veter(anus) missi(cius) appartenente alla Legio XI Claudia, morto a ottantacinque anni a Pettau, sulla Drava, alla metà del I sec. d.C.; L.Var(ius) Pude(ns), n.231, veterano della Legio X Gemina, morto a sessant’anni presso Budapest; infine un ignoto miles parmense, n.265, della Legio V Macedonia, sepolto presso Anwàs (fine I sec. d.C.), L. Caesius Frontinus, prefetto della I coorte dei Traci, dedicante due are votive a Vinotonus, rinvenute presso Bowes, l'antica Lavatrae, in Britannia, databili ad età severiana.
Un’originaria condizione militare si è supposta per P. Baebius, n.29, della prima età imperiale, forse originario di Parma, poi stabilitosi, presumibilmente dopo il congedo, ad Augusta Bagiennorum, dove se n’è trovata documentazione.
All’età di Augusto e Tiberio è attribuito il pretoriano [-] [Va]lerius C.f., n.227°, miles della V coorte pretoria, optio, morto dopo quattordici anni di servizio militare.
Nella prima metà del II sec. d.C. sono documentati in latercoli di Roma i pretoriani parmensi, Super, n.207, della centuria Paterni, (l’inizio della ferma è datata 136 d.C.); L. Fotidius Sabinus, n.85, datato 142 d.C.; L. Taurius Secundus, n.211, pretoriano f(isci) c(urator), cioè preposto alla amministrazione della cassa del corpo di appartenenza, datato 143 d.C.; C. Naevius, n.142, detto cives Parma, e posto alla data 144 d.C.; allo stesso anno il pretoriano signifer P.Senecius Apronianus, n.191, ed un terzo pretoriano di Parma di cui non si legge il nome, n.274; alla seconda metà del secolo sono invece datati M. Aebutius Verus, n.3, alla data 178 d.C.; C. Veturius Profuturus, n.236, al 179 d.C. e M. Vibius Antiquos, n.238, pretoriano della XII coorte urbana, al 197 d.C.
Genericamente attribuibile, infine, ad età imperiale Q. Modius Amomus, miles dell’VIII corte pretoria , centuria Nepotis, morto a quarantaquattro anni di età, dopo sedici di milizia, documentato su un cippo rinvenuto a Roma.
Infine lunga carriera militare, e poi, probabilmente dopo il congedo, politica e civile percorse l’anonimo patronus di Parma, di altri due municipia e di vari collegia, n.247: egli fu infatti, prefectus della Legio XX Valeria Victrix, primipilus della Legio X Pia Fidelis, e centurio delle Legioni IV Scythica, XI Claudia, XIV Gemina e VII Gemina.
Restano infine a Parma due testimonianze epigrafiche incomplete, ma degne d'interesse, relative a due graduati delle militiae equestres, uno dei quali pienamente inserito nella vita pubblica cittadina. Esse documentano la possibilità di carriera in ambito militare e la conseguente mobilità sociale, realizzabile nei primi due secoli dell'impero. Il fenomeno tuttavia si presenta, in generale, limitato ad un ambito circoscritto, coincidendo in sostanza con l'élite municipale, considerata la "riserva" dell'ordine equestre, e si realizza in modo graduale. In entrambe le testimonianze parmensi, il primipilato appare momento nodale della carriera dei militari e conferma l'ambizione al raggiungimento di un ruolo, prestigioso in sé, ma sovente base di un'ulteriore progressione di carriera. L'accesso, spesso conseguente, alle cariche del cursus equestre avveniva infatti da questo momento ad un livello privilegiato, nel quali si aprivano ancora, per una qualificata élite, possibilità di carriera come quella procuratoria, con il raggiungimento dei più alti uffici, quali le grandi prefetture. I consistenti vantaggi economici costituivano senza dubbio un incentivo all'avanzamento nei gradi militari, nei quali la differenza di remunera- zione era rilevante: un primipilus riceveva, dal periodo augusteo alla prima metà del III sec. d.C., una paga di quattro volte superiore a quella, già distintiva, di un centurione di legione. Non deve essere sottovalutata, infine, la funzione di prestigio che il primipilus ricopriva, pur nel solo anno di carica, nell'organizzazione del culto religioso ufficiale della legione stessa. E' indubbio che all'ordine equestre già appartenessero, prima del raggiungimento del ruolo, i primipili ex equite Romano, che sottolineavano, in questo modo, l'inizio privilegiato della vita militare. Nelle trascrizioni sono menzionate per il dedicatario, C. Servilius, sempre le stesse cariche, primipilus, tribunus militum, praefectus castrorum, che riflettono una successione, a carriera ascendente.
Da notare come buona parte dei militari parmensi si distinse nei ranghi della milizia, ricoprendo ruoli spesso di un certo rilievo, cui corrisposero talvolta, dopo il congedo, anche cariche civili nella terra di origine.